L’autotrasporto merci muove il Made in Italy


18 dicembre 2015 - Argomento Macingo
  Il settore dell’autotrasporto merci, trainante il Made in Italy, è in grande difficoltà. E come se non bastasse ci si aggiunge, la concorrenza sleale degli “stranieri”, il crollo delle commesse, la difficoltà ad esigere i crediti e il dimezzamento in pochi anni del fondo nazionale per l’autotrasporto merci. «Quella dell’autotrasporto merci è una categoria …
Autotrasporto merci made in Italy

 

Il settore dell’autotrasporto merci, trainante il Made in Italy, è in grande difficoltà. E come se non bastasse ci si aggiunge, la concorrenza sleale degli “stranieri”, il crollo delle commesse, la difficoltà ad esigere i crediti e il dimezzamento in pochi anni del fondo nazionale per l’autotrasporto merci.

«Quella dell’autotrasporto merci è una categoria fortemente in crisi – spiega Giuliano Chies, (responsabile sindacale della CNA provinciale di Treviso) -. C’è un calo di commesse dovuto alla mancanza di ordini o alla chiusura di molte aziende. Il lavoro cala ma i costi lievitano, e in più c’è la pressione della concorrenza “straniera” che opera stabilmente sul mercato italiano avendo però dei costi completamente diversi, a cominciare, dal costo del lavoro molto più basso, quindi producendo delle storture notevoli nel mercato». Non una novità. Relativamente più nuovo, invece, il fenomeno della “estero vestizione” ovvero gli autostraportatori italiani che aprono all’estero, con regimi fiscali e contributivi più leggeri e magari anche incentivi statali, per lavorare poi in Italia, con prezzi molto più concorrenziali di chi è rimasto a operare e pagare le tasse sul territorio. Un’operazione, quella dell’“estero vestizione”, portata avanti finora dai gruppi industriali ma che si sta insinuando anche nel settore artigiano.

Il colpo di grazia al settore dell’autotrasporto merci rischia però di darlo lo Stato italiano. Con l’affossamento delle tariffe minime contenuto nella legge di Stabilità. La tutela tariffaria, che esiste anche in altri Paesi europei, è infatti fondamentale per concordare con il committente un compenso che non vada sotto certi standard, perché sotto quegli standard l’autotrasportatore non può lavorare in sicurezza e diventa un problema per la sicurezza collettiva. «Finora il legislatore italiano ha sempre ritenuto che i vettori non dovessero essere “strangolati” dai loro committenti per una questione di sicurezza stradale. Lo svuotamento effettivo dei costi minimi, oltre a “strozzare” gli autotrasportatori, rischia di comportare anche problemi di sicurezza sulle strade».

L’altro problema con cui ci confrontiamo ogni giorno è il crollo delle commesse. C’è tanta offerta e poca domanda. E a soffrire di più non sono i grandi gruppi industriali, che hanno una certa capacità finanziaria e logistica, ma i monoveicolari, cioè le aziende più piccole». La madre delle battaglie, su cui l’autotrasporto non esclude il fermo generale, è la proposta del ministro Maurizio Lupi di cancellare il meccanismo delle detrazioni forfettarie, considerato “inviolabile per la sopravvivenza delle imprese artigiane dell’autotrasporto merci”.

In conclusione è necessario se non vitale, che i nostri governanti considerino, come è giusto che sia, che l’autostrasporto sia ancora un comparto utile per l’economia nazionale, (visto che il 90% delle merci viaggia su gomma e condiziona la competitività dei prodotti del made in Italy), e che bisogna mettere in campo dei provvedimenti seri, con incentivi ed aiuti a misura sia di piccole che di grandi aziende di autotrasporto.