Trasporto. Il lavoro di auto-trasportatore può essere davvero usurante.


24 febbraio 2016 - Argomento Trasportatori
Il trasporto e gli auto-trasportatori come categoria lavorativa da tutelare. Recenti ricerche e studi scientifici, hanno evidenziato come il lavoro di camionista puó essere considerato alla stessa stregua di quello di un chirurgo cardiovascolare e di un lavoratore edile, per lo stress psico-fisico che ne comporta. Da qui la necessità di rinnovare un comparto normativo ormai superato, di un settore economico da sempre trascurato.

Il trasporto ed i suoi lati oscuri. Una riforma del corredo normativo, in merito ad una categoria di lavoratori “gli auto-trasportatori”, che non può rimanere in stand-by.

I lavoratori di questa categoria sono da tutelare e da inserire il prima possible nell’elenco delle professioni usuranti. E’ quello che si sostiene oggi, dopo studi e ricerche che confermano come il trasporto merci sia uno tra i lavori più faticosi. Il lavoro di camionista deve essere considerato alla stessa stregua di quello del chirurgo cardiovascolare e del lavoratore edile.

Secondo recenti studi, lo stress psico-fisico che un trasportatore sopporta durante le ore di lavoro è notevole, al pari di quelle professioni da sempre riconosciute come usuranti. Le ricerche evidenziano come dallo svolgimento di un’attività usurante, scaturisca per il lavoratore, oltre ad un incremento delle possibilità di contrarre malattie e rischi, una riduzione dell’aspettativa media di vita.

Quattro gli elementi che determinano forte stress per i lavoratori del settore trasporto:

  1. Tempi;
  2. Stress da strada (rischio incidenti);
  3. Postura ergonomica sfavorevole;
  4. Alimentazione non corretta (con insorgenza di patologie cardiovascolari e/o legate a disturbi del sonno).

 

Il problema dell’esclusione di questa categoria di lavoratori dall’elenco dei lavori usuranti è stato oggetto di discussione in Parlamento, all’inizio dell’anno, per mano di un gruppo di associazioni di categoria e di alcuni politici firmatari della proposta di reinserimento nell’elenco il prima possible. L’esigenza nasce dalla consapevolezza che se una tale discriminazione non viene annullata con conseguente possibilità di anticipo dell’età pensionabile ad un massimo di 10 anni (per effetto di un coefficiente di usura specifico, utilizzato e correlato alla tipologia di mansione svolta), non si riuscirà a cambiare le sorti dell’auto-trasporto in Italia.

Da sempre corredato di un impianto normativo fallimentare, il settore trasporto, di questo passo, vedrà sempre più difficile una manovra di inversione di tendenza delle migrazioni internazionali degli auto-trasportatori italiani.

Dovranno di sicuro cambiare anche e soprattutto le responsabilità e le pressioni esercitate dalle aziende sui lavoratori del trasporto, che chiedono sempre più:

  1. Zero responsabilità;
  2. prezzi sempre più bassi;
  3. puntualità nelle consegne.

Tali pretese non dovrebbero ricadere soltanto sui trasportatori ma condivise dagli attori presenti sulla scena.

Se si rimane indifferenti ad un sistema infrastrutturale carente di servizi per l’autotrasporto e per i conducenti, si renderà sempre più difficoltoso, se non impossibile, conciliare esigenze espresse dalla filiera logistica e rispetto dei tempi di guida e di riposo, così come prescritti dal Reg. n. 561/2006/CE, e soprattutto non si riuscirà ad invertire la rotta.

 

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